E’
doveroso ricordare che un così piccolo
centro ha avuto, lungo il trascorrere dei
secoli, i suoi personaggi di spicco, che gli
hanno dato lustro e che costituiscono motivo
di orgoglio.
Fra i
religiosi, Padre Angelo
Menicucci dell’Ordine dei
Carmelitani Scalzi, canepinese puro sangue,
fu priore nel convento di Canepina; a lui si
deve la realizzazione dell’intero religioso
complesso edilizio, che va da Piazza Marconi
a Largo Maria de Mattias. Dopo vari
priorati, Padre Angelo fu eletto Provinciale
di Roma, quindi compagno e consigliere del
Generale.
Egidio da
Viterbo, 1469 – 1532. Si pensa di
avviare delle ricerche, perché insigni
studiosi hanno buoni motivi per pensare che
il grande filosofo, Generale dell’Ordine
Agostiniano, uno dei più quotati
neoplatonici, che mosse le coscienze in
Europa e nel Mondo, sia nato proprio qui a
Canepina.
Nell’arte, Serafino Luccioli,
molto stimato dal Canova, che, partito dal
suo paesino con scalpelli, bulini, ceselli,
primeggiò nella difficile arte
dell’incisione, vincendo vari concorsi. Fu
chiamato in Vaticano per lavorare nella
stamperia e diede prova della sua abilità
creativa. Lavorò come acquafortista
nell’opera di restauro di quel complesso
architettonico che ospita a Roma la statua
del Mosè eseguita da Prospero Bresciano.
Dedito ad attività ben diverse da quelle
paterne fu il figlio di Serafino,
Francesco Luccioli, studioso di diritto
e di filosofia, patriota, partecipe della
vita politica del suo tempo; si rifugiò a
Foligno per difendersi dai suoi oppositori.
Non è esagerato collocare nel piccolo olimpo
canepinese una dinastia di fantini, i
Meloni. Abili nel maneggiare redini e domare
destrieri, come i focosi cavalli berberi
delle scuderie ronciglionesi, si
trasferirono poi a Siena. Qui, si distinsero
nella conquista del palio; per primo emerse
Angelo, soprannominato “Picino”
nato nel 1880 che, gareggiando per la
contrada dell’Oca, fu festeggiato e portato
in trionfo per ben tredici volte. Il suo
strapotere in Piazza del Campo fu mitigato
dal fatto che dal 1907, per paura dei sempre
adombrati “monti” (accordi) fra i fantini,
si impedì a parenti stretti di correre nello
stesso Palio e così Picino fece spazio a
Meloncino, suo figlio Corrado, che avrebbe
vinto due Pali (entrambi nel 1934).
Domenico
Boccolini esperto tipografo ma anche
giornalista mordace, per molti anni, nel
settimanale “Il Lupo” si distinse per gli
attacchi satirici e arguti alla vita
politica del tempo.
Paolo
Braccini, medaglia d’oro, eroe della
resistenza, morto in Piemonte e commemorato
anni fa a Torino.